Un ricordo del collega De Lillo, giornalista pubblicista, collaboratore da Tricarico della Gazzetta del Mezzogiorno, morto il 5 novembre 2026.
Da alcuni mesi aveva preso a pubblicare alcuni dei suoi articoli, solo una piccolissima parte, eppure copiosi, su Facebook. Quasi il presagio di una fine che avvertiva stesse per arrivare. Non ce l'avrebbe mai fatta a travasare tutto il suo sterminato archivio. Probabilmente non gli sarebbe bastata tutta la vita. Perché Vincenzo De Lillo ha scritto tanto, di tutto. Un giornalista a tutto tondo, interessato tanto a scavare nella storia della sua terra di adozione quanto nella vita degli uomini che ne sono stati protagonisti a vari livelli. Se ne è andato all'età di 85 anni nella sua amata Tricarico, scoperta per ragioni di cuore da quando cominciò la relazione con la sua allieva prediletta, che sarebbe diventata sua moglie.
Docente di matematica e fisica nelle scuole superiori, De Lillo non ha mai mancato di spendersi con i suoi allievi non solo per prepararli al meglio, ma per condividere con loro l'amore per le sue materie. E per anni ha fatto la spola fra Tricarico e Grumo Appula, il suo paese natale, per tenere lezioni di recupero. Nonostante questo impegno totale per la scuola è riuscito a dedicarsi allo stesso modo al giornalismo. La Gazzetta del Mezzogiorno è stata la sua seconda casa e nelle redazioni di Bari e Matera non ha conosciuto soltanto colleghi, ma anche molti amici. Sapeva farsi voler bene. E riusciva ad entrare nel cuore di tanti anche per la sua proverbiale generosità. Per moltissimi anni ha raccontato la vita amministrativa, economica e sociale di Tricarico, e i personaggi che hanno contrassegnato la sua storia contemporanea, da monsignor Raffaello Delle Nocche a Rocco Mazzarone, senza trascurarne tanti altri, artigiani, professionisti, imprenditori, atleti, protagonisti di cronache quotidiane. Si può dire che lì dove c'era una storia di successo o di disagio c'era anche la penna di De Lillo. Ma sarebbe meglio dire che era il suo lavoro meticoloso e appassionato a far emergere quelle vicende. Ovunque si presentava con i suoi modi gentili, una spiccata sensibilità, un grande senso dell'ironia.
Grande la gioia di De Lillo ogni qualvolta si presentava l'occasione di scrivere per le pagine estive della Gazzetta seguendo le rotte di pugliesi e lucani in vacanza nelle località turistiche delle regioni contermini. Erano queste trasferte a mettere in luce altre sue doti indiscusse. Eccellente fotografo, nonché amante della buona cucina, arricchiva il resoconto dei suoi viaggi con immagini e ricette che avevano il pregio di contenere sempre qualcosa di inedito, di singolare. Ma è stato il calcio l'altro suo grande amore. Lo documentano le cronache di tutte le domeniche trascorse su campi di gioco, a Tricarico o Irsina, dove era conosciuto da tutti come "il professore", e di campionati di calcio dilettantistico scoprendo le virtù e i sacrifici di giocatori esemplari, dal portiere cinquantenne incapace di appendere le sue scarpe al chiodo al giovane e talentuoso immigrato in attesa di far fortuna in un grande club. Sono pochissimi i dirigenti o gli allenatori di squadre di tutta la regione a non esser mai stati intervistati da De Lillo per il resoconto di ogni giornata sportiva.
Oltre alla Gazzetta, De Lillo è stato collaboratore e direttore responsabile di numerosi periodici locali, fra i quali il settimanale Città Domani, La Vetta di Picciano, Fermenti, con l'intento di dare voce a tante realtà della regione più nascoste. La sua scomparsa è una grave perdita non soltanto per la grande famiglia della Gazzetta del Mezzogiorno, ma per l'intera famiglia dei giornalisti lucani.
Emilio Paolo Oliva








