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ORDINE DEI GIORNALISTI DELLA BASILICATA

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11 dicembre 2019 / Mimmo Sammartino

Caro/a collega,
sta per chiudersi questo 2019 che ha segnato una fase non facile per l’informazione nel nostro Paese (e non soltanto nel nostro Paese), per il lavoro giornalistico e per le prospettive che riguardano la professione. E la situazione in Basilicata – dove siamo costretti a far fronte alle medesime difficoltà generali con l’aggravante dei piccoli numeri che comportano una minore disponibilità di forze e di risorse – non è certo migliore.

La precarietà del lavoro (sempre più raro, sempre più mal retribuito) non è più l’eccezione ma la regola. Le difficoltà di molte realtà informative, anche storiche (si pensi alla grave situazione in cui si dibatte la Gazzetta del Mezzogiorno), confermano queste preoccupazioni e restituiscono il senso della situazione nella sua straordinaria gravità. Non ha aiutato a fronteggiare l’emergenza la sufficienza dimostrata, oggi come negli anni scorsi, dalle istituzioni lucane che non paiono essere pienamente consapevoli della spinta che una informazione solida, autonoma, di qualità può dare alla crescita e allo sviluppo della Basilicata, delle sue comunità, della sua economia, della sua immagine in Italia e oltre.

Stato dell’informazione. Esponenti di rilievo del precedente governo nazionale avevano esplicitato più volte l’intenzione di procedere all’abrogazione dell’Ordine e al taglio dei fondi per i piccoli giornali e le cooperative giornalistiche (colpendo di fatto la pluralità delle voci, oltre al lavoro giornalistico e poligrafico). Simili scelte si basano sull’idea di una informazione considerata come merce che, al pari di altre merci, ha dunque come unità di misura della propria validità e del diritto a esistere le sole leggi del mercato. Ci si dimentica in tal modo che il diritto a informare e a essere informati appartengono a essenziali diritti di cittadinanza e si fondano su valori tutelati dalla nostra Costituzione.
Il governo attualmente in carica ha dichiarato la volontà di un approccio diverso. Ma, per giudicare, occorre attendere i fatti e gli atti concreti. A partire dalla tutela dell’ente previdenziale di categoria, l’Inpgi, istituto fondamentale che sino a oggi ha garantito l’autonomia della professione: se non sarà posto in condizione di superare una grave crisi, l’Inpgi rischia di essere commissariato e poi assorbito dall’Inps, con effetti negativi sul futuro delle pensioni. Una crisi strutturale che, come spiega la presidente dell’Inpgi, Marina Macelloni, non è stata determinata da cattive gestioni, ma dalla contestuale crisi strutturale della stampa e dal modo con cui gli editori hanno affrontato il cambiamento del sistema dell’informazione (rivoluzione tecnologica, calo drastico delle vendite dei giornali e della pubblicità). Invece di perseguire un progetto di investimenti sul lavoro, sulla qualità dell’informazione, sulla multimedialità, sulla molteplicità dei linguaggi, da decenni si è seguita – con l’avallo dei governi – la linea della riduzione del numero dei giornalisti, l’impoverimento delle redazioni, la crescita a dismisura della precarietà. E soprattutto i pensionamenti anticipati. È evidente che, se diminuisce la platea dei lavoratori e si moltiplica quella dei pensionati, i conti non potranno mai tornare.
L’ipotesi sulla quale si sta lavorando è quella di ampliare la platea contributiva dell’Inpgi, allargandola alla categoria dei comunicatori. Non si tratta di una scelta mirata solamente a fare cassa. Includere, così come ad esempio già avviene per gli iscritti all’elenco speciale già presente nell’albo dell’Ordine, la categoria dei comunicatori (circa 14 mila lavoratori dipendenti ai quali oggi è applicato in prevalenza il contratto del commercio), significa anche fare i conti con ciò che è cambiato nello svolgimento della professione dal 1963, anno in cui entrò in vigore la legge istitutiva dell’Ordine. Significa prendere atto di come la diffusione delle notizie (a partire dall’irruzione della rete e dei social media) oggi avvenga in maniera del tutto differente da come avveniva cinquanta o sessant’anni fa. Significa coinvolgere una platea più diffusa, che di fatto si occupa di comunicazione e informazione, nell’impegno al rispetto degli obblighi deontologici, della verità dei fatti e della dignità delle persone. Sarebbe insomma un ulteriore contributo al contrasto delle pratiche devastanti – soprattutto in rete - dei diffusori seriali di falsità e messaggi di odio.
Sulla centralità del diritto all’informazione si è espresso ripetutamente il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e lo ha fatto persino papa Francesco. Per sottolineare l’inscindibilità fra democrazia e buona informazione. Non solo nel rispetto dell’articolo 21 della nostra Costituzione, ma a tutela del dovere dei giornalisti di informare e, per converso, del diritto di ogni cittadino a essere informato con correttezza e completezza per poter compiere scelte libere e consapevoli. Ma se l’autonomia dell’informazione libera e plurale è aggredita, come si può rispondere? Certamente con la massima unità degli organismi della categoria. E poi chiamando società e istituzioni a mobilitarsi in difesa dei baluardi della nostra Costituzione. Ma anche con la massima responsabilità da parte di chi svolge la professione giornalistica. Una risposta determinante deve venire dal rigoroso rispetto dei principi deontologici. In tal senso, la formazione professionale continua costituisce, al di là degli obblighi previsti dalla legge, un momento privilegiato per riflettere su questo lavoro e per dotarsi di strumenti conoscitivi adeguati necessari a svolgere, nel modo più qualificato e consapevole, l’attività giornalistica.

Formazione continua. Con il dicembre 2019 si conclude il secondo triennio della formazione continua, obbligatoria per legge. Raccomandiamo tutti gli iscritti a mettersi in regola con i crediti richiesti (un minimo di 60 nel triennio, almeno 15 ogni anno) per le ragioni fin qui evidenziate e anche per non incorrere nei provvedimenti disciplinari, previsti dalla normativa vigente, a carico degli inadempienti. Agli iscritti all’Ordine da oltre trent’anni, sono richiesti 20 crediti deontologici nel triennio. L’obbligo formativo riguarda sia i giornalisti professionisti, sia i giornalisti pubblicisti.

Ricongiungimento. Anche per il 2020 è stata prorogata la possibilità, per i pubblicisti che posseggono i requisiti richiesti, di accedere all’esame di idoneità professionale al fine di iscriversi all’elenco dei giornalisti professionisti.

Situazione Ordine. Gli organismi della categoria, come si spiegava, stanno attraversando una situazione di grave difficoltà. In Basilicata i piccoli numeri aggravano la situazione generale. L’Ordine, in particolare, ha visto accrescersi negli ultimi anni notevolmente i propri compiti, il lavoro da svolgere, le spese per far fronte agli obblighi di legge. Prima la formazione, poi i consigli di disciplina, quindi l’obbligo di dotarsi di figure di garanzia e di controllo per l’attuazione della privacy: tutte attività che si aggiungono alla gestione dell’albo e alle attività ordinarie che la legge impone a un Ordine. Ciascuno di questi nuovi compiti contempla un aggravio di lavoro e anche di spesa. Tutto ciò ha moltiplicato gli oneri a carico di un organismo che può vivere solo della disponibilità delle quote dei propri iscritti e, con esse, deve far fronte a ogni genere di spesa. A partire da quelle per il mantenimento della sede e del personale. A differenza di altri Ordini, i membri dell’Ordine dei giornalisti della Basilicata, così come quelli del Consiglio di disciplina, non hanno mai percepito alcuna indennità per il lavoro svolto. Ma il rischio di non farcela resta concreto. D’altronde la matematica è spietata: in Italia ci sono Ordini con 25 mila iscritti, mentre noi, negli ultimi anni, abbiamo avuto complessivamente circa 200 professionisti e 700 pubblicisti. Se pensiamo che, tra questi, abbiamo dovuto fare i conti con un numero spropositato di morosi (risultavano essere circa 200 a fine 2018, molti con debiti pluriennali) per ciascuno dei quali l’Ordine regionale è tenuto a versare ogni anno comunque 50 euro all’Ordine nazionale, la drammaticità della situazione è delineata. Come Consiglio dell’Ordine ci siamo posti l’obiettivo di difendere l’esistenza dell’Ordine di Basilicata, sorto poco meno di trent’anni fa, grazie all’impegno di molti colleghi lucani che vollero impegnarsi per superare la sua aggregazione all’Ordine della Puglia (avevamo l’Ordine interregionale di Puglia e Basilicata), attuando quindi ogni azione possibile a difesa della sua permanenza e della sua autonomia.

Casa dei giornalisti. Che cosa è stato realizzato per perseguire questo risultato? L’abbattimento dei costi fissi, in primo luogo. Abbiamo fatto di necessità virtù e realizzato finalmente il progetto, di cui si parlava ormai da almeno un decennio, della “casa del giornalista”. Insieme all’Associazione della stampa e a forMedia – che vivono preoccupazioni analoghe a quelle dell’Ordine – abbiamo deciso di condividere un’unica sede. Scelta che, oltre ad agevolare il servizio per i nostri iscritti (che, recandosi in un unico luogo, possono risolvere i problemi ordinistici, sindacali, o quelli relativi a Inpgi, Casagit e Fondo), comporta una riduzione significativa dei costi a carico di tutti gli organismi. La “casa del giornalista” è ubicata in via Mazzini 23/E, nella città capoluogo di regione, in una delle sedi storiche del giornalismo potentino. Abbiamo accolto con favore la richiesta del nostro personale che, con alto senso di responsabilità, ha ridotto il proprio orario di lavoro, pur impegnandosi a far fronte a tutti gli impegni richiesti. Ciò ha ovviamente comportato anche una revisione dell’organizzazione del lavoro di segreteria che viene effettuato dal lunedì al giovedì. Con apertura al pubblico dalle ore 10 alle ore 12 e dalle ore 15 alle ore 17 del secondo, terzo e quarto mercoledì del mese. Il sito internet è consultabile all’indirizzo www.odg.basilicata.it. Le caselle di posta elettronica, alle quali si può accedere anche direttamente dal sito, sono due. Una della Presidenza: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.; l’altra della segreteria: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. I numeri telefonici degli uffici sono rimasti invariati: 0971.24766 – cell. 335.1849056 e il fax 0971. 275626.
Inoltre, come richiesto dalla legge vigente, si invita a comunicare – per chi non lo avesse ancora fatto – la PEC (posta elettronica certificata). Si ricorda anche che è obbligo di ciascun iscritto dare tempestiva comunicazione agli uffici dell’Ordine di eventuali cambi di residenza o di altri dati che lo riguardino.

Quota iscrizione. Dinanzi all’indifferenza di appelli e ragionevoli richieste, a tutela del patrimonio dell’Ordine, seppure a malincuore, ci siamo visti costretti a procedere con azioni formali al recupero delle morosità pregresse, con contestuale cancellazione di coloro che non si sono messi in regola. Le cancellazioni per morosità sono revocabili, su richiesta degli interessati, nel momento in cui l’ex iscritto moroso dimostri di aver adempiuto al versamento delle quote dovute, comprensive delle spese legali connesse. Da diversi anni l’Ordine nazionale ha concesso la possibilità di aumentare la quota di iscrizione (attualmente estendibile fino a 150 euro). Come Ordine di Basilicata abbiamo resistito fino ad oggi, mantenendo da sempre la quota minima di 100 euro, a differenza di quanto già avvenuto in altre regioni. Ora purtroppo non è più possibile. Alla luce della situazione sopra descritta, ci vediamo costretti, proprio per garantire la permanenza dell’Ordine di Basilicata, a ritoccare quella cifra minima. Il Consiglio dell’Ordine regionale della Basilicata ha stabilito pertanto che l’iscrizione del 2020 comporterà il versamento di euro 120. Versare la quota, al di là degli aspetti burocratici, costituisce uno dei modi di condividere l’appartenenza a una comunità. Inoltre si ricorda l’importanza di iscriversi entro i termini. Una importanza che risponde anche a una logica di convenienza per gli iscritti: l’iscrizione avvenuta dopo il 31 gennaio, infatti, comporta il versamento aggiuntivo della mora (una maggiorazione del 10% sulla cifra fissata per l’iscrizione: quest’anno significherà pagare 132 euro invece di 120).

Pensionati. Per i titolari di pensione di invalidità e di vecchiaia (o pensioni a essa equiparata) si conferma il pagamento della quota al 50% (per il 2020, dunque, 60 euro). Quanto ai titolari di pensione di anzianità (che sono tenuti a versare la quota intera), il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti ha stabilito che, per l’iscrizione successiva al raggiungimento dell’età della pensione di vecchiaia (attualmente fissata a 67 anni), sarà possibile per loro ridurre la quota del 50 per cento (60 euro).

Come effettuare i versamenti. È possibile versare l’importo dovuto o direttamente presso i nostri Uffici a Potenza in Via Mazzini n. 23/E o a mezzo c/c postale n. 13899851 intestato all’Ordine dei Giornalisti della Basilicata o tramite bonifico alla BPER Banca (IBAN: IT68T0538704203000035352622) o con assegno circolare non trasferibile. Nel caso in cui si opti per il pagamento della quota in forme diverse dal versamento diretto presso gli uffici dell’Ordine, va inviata alla segreteria (tramite posta elettronica o fax) copia della ricevuta attestante l’avvenuto pagamento.

Convenzioni. Vogliamo ricordare che per gli iscritti all’Ordine (purché in regola con il pagamento delle quote), la Direzione Generale dei Musei ha previsto l’accesso gratuito ai musei e ai luoghi di cultura in tutta Italia. Gli iscritti all’Ordine potranno inoltre entrare al Cinema Due Torri, a Potenza, pagando un solo biglietto per due persone per gli spettacoli cinematografici.
Per gli iscritti anche all’Associazione della Stampa è possibile accedere gratuitamente al multicinema Ranieri (zona industriale Tito Scalo) nei giorni dispari della settimana (lunedì, mercoledì, venerdì). Altre convenzioni, in materia sanitaria, potranno essere utilizzate, anche con strutture operanti sul territorio regionale, dai giornalisti iscritti alla Casagit e dai giornalisti che hanno optato per l’adesione alla Open Card. Uffici. I nostri uffici resteranno chiusi per le festività natalizie dal 24 al 31 dicembre 2019. Riapriranno giovedì 2 gennaio 2020. Ti ricordo anche che, durante il periodo festivo, il 27 dicembre 2019, per offrire un’opportunità in più a chi ha necessità di completare l’iter formativo per il triennio 2017-2019, a Potenza, presso il museo provinciale di via Ciccotti, il collega Ruben Razzante, docente di diritto dell’informazione presso l’Università Cattolica di Milano e Lumsa di Roma, terrà due corsi deontologici che comporteranno il riconoscimento di sei crediti ciascuno.

Un sentito augurio. A nome dell’intero Consiglio dell’Ordine della Basilicata, nella speranza che il futuro possa aprire migliori prospettive per l’informazione lucana e per tutti i nostri iscritti, auguro a te e alla tua famiglia un anno nuovo sereno e colmo di soddisfazioni. Buon Natale e felice 2020.

 

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via Pierre de Coubertin 4 — 85100 — Potenza
tel. 0971.24766 / fax 0971.275626

Presidenza presidenza@odg.basilicata.it
Segreteria segreteria@odg.basilicata.it
Pec odg.basilicata@pec.it

Consiglio di Disciplina Territoriale
cdt@odg.basilicata.it

ORARIO DI LAVORO
dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle 15.00

APERTURA AL PUBBLICO
mercoledì dalle ore 10.00 alle 12.30
(escluso il primo mercoledì del mese)

RICEVIMENTO DELLE TELEFONATE
mercoledì dalle ore 10.00 alle 12.30